Valentina Favalli

Bioinformatica e ricercatrice presso il Dipartimento di Oncologia Sperimentale
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I talenti della Ricerca – Valentina Favalli

Valentina Favalli è una bioinformatica e ricercatrice presso il Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia.

Puoi raccontarci della tua ricerca?

Il mio progetto di Ricerca si chiama Renovo e ha l’ambizione di voler identificare un algoritmo per supportare gli oncologici nell’interpretazione dei test genetici, vale a dire quando ci si trova nella condizione di dover determinare se le mutazioni del paziente causano o meno la malattia.  A questa ricerca lavoro insieme a un team molto giovane composto da bioinformatici come me e da biologi, tutti guidati dal Dott. Luca Mazzarella. Siamo un gruppo molto coeso e con una bella sinergia, questo ci ha aiutato tanto durante il periodo di lockdown a causa del COVID19 quando, pur non potendo stare in laboratorio, abbiamo potuto continuare a lavorare al nostro progetto a distanza, condividendo idee e risultati.

Quali sono gli obiettivi della tua Ricerca e quali risultati hai raggiunto?

Stiamo riscontrando dei risultati molto promettenti che ci aprono la possibilità di portare avanti questo progetto con nuove pubblicazioni e sfaccettature.

Qual è il tuo percorso di studi?

Mi sono laureata all’Università di Pavia in ingegneria biomedica. La mia carriera universitaria è iniziata pensando che non mi sarei mai occupata di ingegneria genetica ma alla fine è diventata la mia passione, infatti la mia tesi trattava proprio questo argomento. Dopo la laurea ho lavorato 8 anni a Pavia presso il Policlinico San Matteo e in seguito in una startup che si occupava di ricerca e sviluppo ma mi mancava fare Ricerca e a novembre del 2019 sono entrata in IEO nell’Unità di Luca Mazzarella. Durante gli anni al San Matteo ho sviluppato il mio interesse per la genetica germinale nelle malattie rare. All’inizio mi occupavo di malattie rare soprattutto in ambito cardiovascolare poi ho cambiato ambito iniziando a studiare anche l’ereditarietà dei geni che sono legati al tumore della mammella e all’ovaio.

Da quanto tempo ti occupi di Ricerca e come mai sei diventato un ricercatore?

Nei mei anni a Pavia ho avuto modo di interagire molto con i pazienti e di vedere come la ricerca transazionale sia naturalmente portata in ambulatorio. Per me questo rapporto tra il laboratorio e il risultato è sempre stato estremamente naturale e anche pensare a una Ricerca che avesse un’utilità diretta sul paziente mi ha da sempre appassionato.

Come ci si sente quando si scopre qualcosa di nuovo?

Bisogna essere molto pazienti quando si fa Ricerca perché ogni paziente è un mondo a sé e più si raccolgono dati e informazioni più la realtà sembra allontanarci da quella che era la nostra ipotesi iniziale. Nella Ricerca è molto facile prendere degli abbagli ma bisogna imparare a non innamorarsi della propria idea più che dei risultati oggettivi, meglio non iniziare a festeggiare prima del terzo risultato positivo ma una volta raggiunto l’emozione è impagabile. La condivisione e la multidisciplinarietà è fondamentale, se ciascuno si limitasse a guardare nel proprio orticello non andremmo possibilità di andare avanti nella Ricerca

 

La borsa di studio di Valentina Favalli è stata finanziata dal Bando Borse di Studio, strumento ideato per promuovere lo sviluppo delle competenze di giovani ricercatori e accelerare nuove scoperte in ambito oncologico e cardiovascolare. I fondi sono assegnati in modo trasparente e senza vincoli di destinazione.
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Valentina Favalli
Bioinformatica e ricercatrice presso il Dipartimento di Oncologia Sperimentale