Ci puoi spiegare in parole semplici che tipo di ricerca è la tua e con quale obiettivo finale stai lavorando?
In IEO lavoro nella Divisione di Sviluppo Nuovi Farmaci per Terapie Innovative, che si occupa di sperimentare gli effetti dei farmaci appena inventati che vengono impiegati per la prima volta nell’essere umano, andandone a valutare sia gli effetti collaterali che i dati preliminari di attività. È una fase di sviluppo in cui passano tutti i farmaci, ma solo una piccola parte verrà poi approvata dalle agenzie regolatorie. Gli studi clinici con questi nuovi farmaci rappresentano un’opportunità per i pazienti per accedere a tali terapie prima che vengano approvate, con potenziali benefici. Al momento purtroppo però l’arruolamento dei pazienti in studi clinici dipende dalla conoscenza dell’esistenza degli studi da parte degli oncologi curanti, non esistendone una gestione centralizzata. Vi è poi una serie di ulteriori barriere di natura geografica, economica, sociale alla partecipazione dei pazienti agli studi. Inoltre, in caso di disponibilità di più studi diventa fondamentale scegliere quello più adatto sulla base delle caratteristiche cliniche del paziente e della biologia della neoplasia da cui è affetto. Sto lavorando alla creazione di uno strumento che possa semplificare e standardizzare tutto questo processo.
Ci racconti anche del team di cui fai parte e se nel vostro lavoro avete l’occasione di condividere ciò che viene scoperto con altri team in tutto il mondo? Puoi farci qualche esempio?
Il team di cui faccio parte è composto da un bel mix di giovani medici che si sono specializzati in oncologia negli ultimi anni e oncologi più esperti, il che rappresenta una grande opportunità di crescita. Le ricerche portate avanti dal nostro gruppo vengono abitualmente presentate nei principali convegni a tema oncologico, in primis quelli organizzati dalla Società Americana di Oncologia Medica (ASCO) e dalla società Europea (ESMO). La partecipazione a tali convegni è molto stimolante dal punto di vista scientifico e consente di ampliare la propria rete di contatti in modo da sviluppare progetti in collaborazione con altre istituzioni.
Qual è il tuo percorso di studi?
Ho studiato medicina presso l’Università La Sapienza di Roma (polo Sant’Andrea), con laurea nel luglio 2018 e selezione per il percorso di eccellenza del corso di studi. Ho avuto modo di svolgere un periodo di ricerca in laboratorio all’estero al Fox Chase Cancer Center di Philadelphia nell’estate 2015. Nel novembre 2019 ho iniziato la specializzazione in Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Milano, lavorando in IEO con il Prof. Curigliano, durante la quale mi sono focalizzato principalmente sullo sviluppo clinico dei farmaci e sull’oncologia di precisione.
Qual è stato il momento in cui hai deciso di diventare ricercatore/in cui hai capito che questa sarebbe stata la tua strada?
Sostanzialmente, ho iniziato a fare ricerca clinica quando ho cominciato a lavorare alla tesi di laurea in oncologia nel 2016. Da quel momento, ho capito che avrei voluto fare qualcosa di concreto per contribuire al miglioramento delle aspettative e qualità di vita dei pazienti oncologici, e che tale obiettivo lo avrei potuto raggiungere solamente coniugando l’assistenza diretta al paziente con la ricerca. Per questo, ho deciso di lasciare Roma e di selezionare l’Università di Milano e lo IEO come prima scelta al concorso di specializzazione, poiché entrambe le istituzioni rappresentano l’eccellenza in Italia nella ricerca oncologica.
Raccontaci una tua giornata tipo in laboratorio.
Abitualmente non lavoro in un laboratorio, svolgo la mia ricerca prevalentemente in silico (al computer). Generalmente, inizio la giornata intorno alle 7:30 rispondendo alle email, dopodiché possono, a seconda delle giornate, seguire attività assistenziali ai pazienti, riunioni con lo sviluppatore dell’applicativo per analizzare i punti critici, meeting con data manager per discutere i flussi di informazione degli studi clinici, test dell’app per provare le nuove modifiche, analisi dei dati, stesura di articoli scientifici.
Come ci si sente quando si scopre qualcosa di nuovo o si ha la conferma che l’ipotesi fatta è corretta? Chi chiami per primo/a se dovesse succederti?
Dipende molto da quello che si è scoperto, ma se si tratta di qualcosa che si percepisce poter avere un impatto sulla cura dei pazienti, l’emozione è massima. Chiamerei in primis il mio direttore per informarlo.
Che messaggio daresti ai giovanissimi che devono scegliere ora quali studi intraprendere: consiglieresti questo lavoro e perché?
Consiglierei sicuramente il lavoro di ricercatore, soprattutto in ambito oncologico, a chiunque sia appassionato di scienza e voglia fare la differenza nella vita delle persone. È un percorso impegnativo, ma estremamente gratificante. Ogni piccolo progresso nella ricerca può portare a grandi cambiamenti nella cura e prevenzione del cancro. Serve curiosità, dedizione e pazienza, ma la possibilità di contribuire a migliorare la salute e il benessere di chi soffre è una motivazione fortissima. Se ti interessa scoprire e imparare continuamente, questo lavoro potrebbe essere una scelta che ti dà grandi soddisfazioni.
Cosa vorresti dire ai donatori che senza nemmeno conoscerti hanno donato per la tua ricerca e ti hanno dato la possibilità di vincere questa borsa di studio/ questo finanziamento?
Vorrei ringraziare sinceramente i donatori che hanno deciso di sostenere la Fondazione. Grazie al loro contributo, ho la possibilità di portare avanti studi che spero possano fare la differenza nella lotta contro il cancro. Il loro gesto mi da non solo un’opportunità preziosa, ma anche la motivazione per continuare a lavorare con impegno. Sapere che ci sono persone disposte ad aiutare la ricerca mi incoraggia e mi ricorda quanto sia importante collaborare per migliorare la vita di chi affronta questa malattia.