Estella Zuccolo è una ricercatrice Post-Doc presso il Centro Cardiologico Monzino, Unità di Cardio-oncologia Sperimentale e Invecchiamento Cardiovascolare.
Estella Zuccolo è una ricercatrice Post-Doc presso il Centro Cardiologico Monzino, Unità di Cardio-oncologia Sperimentale e Invecchiamento Cardiovascolare.
Spiegaci qualcosa in più sulla tua Ricerca
Nel corso degli anni, le arterie del nostro corpo si inspessiscono, perdono elasticità e possono andare incontro a fenomeni patologici quali la comparsa di placche aterosclerotiche e/o di accumuli di calcio, noti come calcificazione vascolare (CV). L’esposizione delle cellule muscolari lisce vascolari (VSMC) a diversi stress, può causarne la senescenza che è essenziale per il loro differenziamento osteogenico e l’accumulo di calcio nel vaso. Le VSMC quando diventano vecchie bloccano la loro crescita e secernono molecole associate alla senescenza, definiti “fattoti SASP”. I fattori SASP contribuiscono all’infiammazione cronica tipica dell’invecchiamento e promuovono la senescenza e/o la calcificazione delle cellule circostanti. I meccanismi molecolari che regolano il processo d’invecchiamento, tuttavia, sono ancora poco chiari e oggi non sono disponibili trattamenti specifici per prevenire tali fenomeni patologici. La nostra attenzione è rivolta negli ultimi anni a comprendere il ruolo del microRNA miR-34a nella diffusione della senescenza e della CV.
Quali sono gli obiettivi della tua Ricerca e quali risultati hai raggiunto?
Grazie al sostegno della Fondazione IEO-CCM, questo mio progetto di ricerca può fornirci nuove conoscenze sul ruolo di miR34a nella calcificazione vascolare e di conseguenza sullo sviluppo di patologie cardiovascolari connesse all’invecchiamento, come ad esempio l’aterosclerosi. Conoscere meglio il processo d’invecchiamento ci potrebbe far invecchiare meglio!
Qual è il tuo percorso di studi?
Ho studiato Biologia all’università di Pavia interessandomi durante i tirocini per la tesi di Genetica per la prevenzione dei tumori. Il lavoro poi mi ha portato in un laboratorio di ricerca cardiovascolare del Policlinico San Matteo di Pavia dove è iniziata la mia passione per la Ricerca Cardiovascolare. Fin da allora sono 8 anni che lavoro in quest’ambito, studiando i meccanismi molecolari che inducono patologie cardiovascolari quali cardiomiopatia dilatativa, meccanismo di regolazione dei segnali di calcio coinvolti nella contrazione cardiaca ed invecchiamento cardiovascolare.
Da quanto tempo ti occupi di Ricerca e come mai sei diventato un ricercatore?
Mi occupo di Ricerca da quasi 8 anni, non ci avevo pensato, ma ne è passato di tempo! Credo che la mia passione per la biologia sia nata alle elementari quando una mia maestra ci portava in classe gli organi di animali perché solo toccando con mano avremmo capito come erano fatti. La scelta di fare ricerca è maturata pian piano, dopo qualche insuccesso e delusione, con l’aiuto di una persona con un gran cuore
Di cosa ha bisogno oggi un ricercatore come te?
Principalmente di tempo, il periodo di quarantena ha fermato per diversi mesi le nostre ricerche e la possibilità di fare esperimenti, le restrizioni ci hanno confinato nella solitudine e nella mancanza di collaborazione reciproca. Ora siamo tornati da poco al bancone e la voglia di fare è tantissima, le giornate volano e si arriva alla fine e vorresti sempre fare di più!
Quanto è importante il sostegno dei nostri donatori?
Molto importante, è bello sentirsi supportati ed apprezzati per tutto l’impegno e la passione che noi mettiamo ogni giorno nel nostro lavoro.
Quanto è importante avere fiducia nella Ricerca?
Non è scontato avere persone che credono nella ricerca, in quanto nel mondo attuale molti sono interessati solo al profitto e ad ottenere una soluzione immediata. La ricerca però è come l’evoluzione, un processo lento e che punta al miglioramento; solo le future generazione guardando indietro vedranno la strada percorsa e i miglioramenti apportati.
Ci racconti una tua giornata tipo?
Le giornate non sono tutte uguali: ogni tanto devo fare degli esperimenti usando macchinari che abbiamo a disposizione nel laboratorio (ma che sono condivisi e quindi dobbiamo prenotare) altre invece si tratta di analizzare i risultati di precendenti esperimenti. Cerco sempre di ritagliarmi del tempo per studiare in modo da rimanere aggiornata sulle evoluzioni del mio campo, sentire come vanno avanti i progetti dei colleghi e dargli una mano
Come ci si sente quando si scopre qualcosa di nuovo?
L’imprevedibilità è la parte più bella delle nostre giornate. Ad un occhio esterno possono sembrare tutte uguali, sempre in camice e guanti a cercare qualcosa che non sempre troviamo. Eppure sono tutte diverse, ogni giorno è un nuovo e piccolo pezzo da aggiungere al mosaico del nostro progetto di ricerca.
Che ruolo ha la condivisione dei percorsi e dei risultati nella tua vita professionale?
Ho avuto la fortuna di incontrare un buon capo che mi ha insegnato a ragionare con mente aperta e senza pregiudizi e che mi ha fatto scoprire la passione per la ricerca ed il confronto scientifico. Penso che condividere e collaborare sia pertanto alla base della Ricerca.